Fattori Produttivi a Fecondità Semplice – Cosa Sono

I Ffs sono quei fattori produttivi che esauriscono la loro utilità economica in un unico ciclo produttivo. Questi fattori possono
essere sia materiali, sia immateriali. Inoltre, essi fanno parte del capitale circolante aziendale. In particolare i Ffs materiali
utilizzati nell’esercizio compaiono tra i costi d’esercizio, mentre la parte di fattori non impiegata nei cicli produttivi o
impiegata in cicli ancora non conclusi, compaiono tra le rimanenze.

A differenza dei Fattori produttivi a fecondità ripetuta, essi sono definiti portatori di un
minor rischio per l’azienda in quanto, si realizzano direttamente sui mercati finali mediante la vendita dei beni in cui sono
incorporati, rientrando sotto forma di mezzi monetari nelle disponibilità dell’azienda nel breve periodo.

Lavorare e Studiare in Argentina e Brasile

Con le sue 98 Università, l’Argentina offre una delle più ampie scelte di facoltà e corsi universitari e post-universitari in Sud America. Per gli stranieri che scelgono questo Paese per un’esperienza di studio, è necessario un visto, ma tutte le informazioni tecniche e burocratiche relative al trasferimento in questo paese possono facilmente essere consultate sul portale in lingua italiana Argentina Online, messo a disposizione dall’Ambasciata Argentina in Italia. Per tutte le informazioni che invece riguardano il sistema educativo, sul sito del Ministero dell’Educazione c’è una sezione completamente dedicata agli stranieri.
Qui in inglese viene spiegato come funziona il sistema educativo, ma si trovano anche informazioni più pratiche, legate alla vita studentesca, alla richiesta di una borsa di studio o un alloggio universitario. In particolare alla pagina dedicata alle Università sono inserite le schede di presentazione degli Istituti di formazione e in un’apposita area si può preparare e depositare il proprio dossier di candidatura. Sempre di stampo istituzionale è Eduarg, il nuovo portale del ministero che vuole essere una vera e propria guida online per studenti. Da segnalare sono le sezioni “news”, in cui vengono pubblicati aggiornamenti tempestivi su opportunità e scadenze, e “web”, dove sono catalogate risorse consultabili online. Un valido strumento è fornito da Argentour, dove è disponibile un completo database in inglese dell’offerta formativa pubblica e privata nel paese, distinta per livelli. Interessante è anche il portale Study Argentina disponibile in spagnolo e inglese: se il sito offre una serie di link e spunti, è particolarmente utile la sezione “students guide” dove si trovano alcuni post su questioni concrete come assistenza sanitaria, trasporti, alloggi e agevolazioni sempre rivolte agli studenti.

Lavorare in Argentina
Dopo la crisi del 2001, il tasso di disoccupazione in Argentina ha toccato livelli record. Tuttavia proprio in un’ottica di risanamento, sono diverse le opportunità per gli alti profili, soprattutto manager e ingegneri con carriere internazionali. La prima pagina da consultare per avere un’idea più precisa del mondo del lavoro argentino e soprattutto delle opportunità e della realtà dei lavoratori stranieri, è il sito istituzionale Argentina, sul quale è pubblicata in inglese una valida guida per i lavoratori stranieri. Sul sito del Ministero del Lavoro invece è particolarmente interessante la sezione “A donde llevar el Currículum y buscar empleo” che fornisce una serie di info utili e link a portali di annunci e uffici per il lavoro.

Tra i siti più popolari Bursa De Trabajo e Bumeran, con annunci in spagnolo divisi per ambito. Le offerte per alti profili si trovano soprattutto sul sito Select Executives, disponibile però solo in spagnolo.

Molte proposte di lavoro però, soprattutto per quanto riguarda gli alti profili, vengono pubblicate sui principali quotidiani del Paese e sulla loro rispettiva versione online: è il caso di La Nación e Buenos Aires Herald.

Studiare in Brasile
È però il Brasile a detenere la più vasta offerta formativa del Sud America, con quasi 200 Università e una buona proposta di Enti e Istituti privati. Anche per recarsi a studiare in questo Paese, è necessario un visto di ingresso e sul sito dell’Ambasciata del Brasile è possibile accedere facilmente a una prima spiegazione sulle opportunità culturali del paese. Per conoscere più approfonditamente il sistema di istruzione ci si può invece rivolgere al portale del Ministero dell’Educazione, in lingua portoghese, che presenta numerosi contenuti, articoli e materiale online, utile non solo per conoscere il funzionamento del sistema educativo e l’offerta formativa, ma anche per preparare la propria domanda di ammissione a un corso. Rivolto specificatamente agli studenti stranieri è il sito Study in Brazil, disponibile in portoghese e inglese. La sezione più interessante di questo sito è “useful information” che offre risorse utili per le candidature e l’accesso al Paese. Se nei vari portali si può ricercare la disponibilità dei corsi, va segnalato che tra i master proposti spiccano gli Mba, di cui si trovano diverse edizioni e corsi nelle varie Università: per farsi un’idea più completa, è possibile consultare materiale in inglese su MBAprograms22, dove si può facilmente confrontare le diverse offerte formative.

Lavorare in Brasile
Anche la realtà lavorativa del Brasile è molto variegata e segue trend in rapido cambiamento. Il primo link da guardare è quello del Ministero del Lavoro, che fornisce una serie di informazioni utili anche per quanti riguarda i visti, la previdenza sociale, gli stipendi. Una guida piuttosto completa del mondo del lavoro brasiliano è invece quella proposta da Working Abroad Guide Career, che in inglese traccia un quadro completo della situazione nei vari settori, dando indicazioni utili anche su come si svolge generalmente la ricerca di lavoro e la selezione. Un altro portale utile, dove reperire in inglese informazioni pratiche sia sul lavoro che sulla vita nel Paese è Just Brazil, espressamente rivolto agli stranieri che si vogliono trasferire.

Parlando invece di portali totalmente dedicati alla ricerca del lavoro, l’indirizzo più popolare è quello del Banco Nacional de Empregos, che raccoglie tutti gli annunci pubblicati sui principali quotidiani nazionali e dagli uffici di collocamento. Tra le posizioni aperte anche quelle per alti profili. La ricerca avviene per parametri impostati dall’utente. Tra i siti più diffusi anche Brazil Jobs27 della catena internazionale di Monster. Il sito è accessibile anche in inglese, la grafica però non troppo intuitiva.

Quali Sono gli Obiettivi del Bilancio Aziendale

Il bilancio è uno strumento economico-finanziario utile a rappresentare l’andamento economico-finanziario dell’azienda in un arco di tempo specifico (criterio della competenza). Esso rientra nelle attività di rilevazione e informazione, ossia quelle coordinazioni economiche parziali che devono concorrere a rafforzare l’affidabilità e l’accountability dell’istituto; ciò può risultare complesso quando i risultati di performance sociale conseguiti sono importanti e sufficientemente misurabili. L’interpretazione e una valutazione puntuale possono fornire le giuste informazioni per avere un resoconto chiaro della salute economico-finanziaria dell’azienda e adottare le più opportune strategie di management.

Gli obiettivi del bilancio non si soffermano soltanto sulle decisioni strategiche, ma coinvolgono tutti i soggetti legati – in maniera diretta o indiretta – all’attività. Questi soggetti possono essere stockholders o shareholders: da un lato, chi detiene parte del capitale di una società; dall’altro, i portatori di interessi. Banche e fornitori sono esempi di stakeholder interessati alle prospettive aziendali in termini di economicità. L’interesse ad analizzare il bilancio aziendale da parte dei fornitori potrebbe avere ragioni di affidabilità nella solvibilità a fronte di richieste di acquisto, come anche le banche per valutare il rischio dei propri investimenti e prestiti.

Il bilancio è composto da tre parti
-stato patrimoniale
-conto economico
-nota integrativa.

I principi fondamentali caratterizzanti del bilancio sono elencati nell’art. 2423 del codice civile
Gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa.
Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio.

Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta, si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo.
Se, in casi eccezionali, l’applicazione di una disposizione degli articoli seguenti è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere applicata. La nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in misura corrispondente al valore recuperato.
Il bilancio deve essere redatto in unità di euro, senza cifre decimali, ad eccezione della nota integrativa che può essere redatta in migliaia di euro.

Cosa Sono le Cambiali

Spesso, in particolare in ambito imprenditoriale, si sente parlare della cambiale. Ma come è fatta una cambiale e soprattutto in cosa consiste?
Sono previste due forme di cambiale (si utilizzano nella prassi moduli prestampati): il vaglia cambiario e la cambiale tratta.
Il vaglia cambiario consiste nella promessa che il debitore fa al creditore di provvedere al pagamento di un determinato importo. In questo caso la cambiale è sottoscritta dal debitore.

La cambiale tratta consiste, invece, nell’ordine che il creditore dà al debitore di pagare ad un terzo (che può essere lo stesso creditore) una certa somma di denaro. In questo caso la cambiale è sottoscritta dal creditore.
Per semplificare il concetto, basti pensare che il vaglia cambiario funziona come un assegno circolare (la banca si impegna a pagare l’importo richiesto dal correntista al beneficiario/creditore), mentre la cambiale tratta funziona come un assegno bancario (ordine del debitore alla banca di pagare la somma indicata al beneficiario/creditore).

Per la cambiale tratta (così come di fatto per l’assegno circolare) il debitore che riceve l’ordine di pagamento deve essere messo nella condizione di sapere che ha ricevuto tale ordine e di volersi impegnare nel pagamento: si obbligherà in tal senso solo nel caso in cui firmerà anch’egli la cambiale per accettazione (di fatto scriverà sul fronte della cambiale “per accettazione” e aggiungerà di fianco la propria firma).
I moduli prestampati contengono già tutti gli elementi necessari affinchè quello che fondamentalmente è un pezzo di carta possa valere come cambiale, bisogna solo compilarli con i dati del caso.

La cambiale presenta dei vantaggi pratici. Di seguito i due più evidenti.
Da un lato il suo utilizzo è diffuso soprattutto per “garantire” pagamenti anche rateali. Infatti, come si usa dire, la cambiale rappresenta di per sé un titolo e, pertanto, il mancato pagamento della stessa dà la possibilità a chi la detiene di agire in via esecutiva nei confronti del debitore senza dover sottostare ai lunghi tempi della giustizia per ottenere un decreto ingiuntivo. Al riguardo è essenziale che vengano apposte le marche da bollo cambiarie, nella misura del 12 per mille rispetto al valore indicato sulla cambiale, sin dalla data di emissione.
Altro vantaggio è che la cambiale può essere oggetto di girata. A livello pratico funziona come strumento alternativo alla moneta. Ad esempio, l’imprenditore che abbia un debito e possieda una cambiale rilasciata da un proprio debitore potrà accordarsi con il creditore affinchè accetti la cambiale a titolo di pagamento, ovviamente per il valore sulla stessa riportato. In questo caso, l’imprenditore, sul retro della cambiale, apporrà la girata, ossia la sua firma (anche in nome e per conto di una società/impresa), e consegnerà il “pezzo di carta” al proprio creditore. Quest’ultimo, al momento della scadenza della cambiale, chiederà il pagamento al debitore iniziale (nel caso di vaglia cambiario colui che ha promesso il pagamento, nel caso di cambiale tratta colui che ha ricevuto l’ordine di effettuare il pagamento e si è impegnato con l’accettazione) oppure, nell’eventualità in cui la cambiale risulti impagata, potrà agire anche nei confronti del proprio girante ed eventualmente dei precedenti giranti ma tale azione è però subordinata alla levata del protesto, ossia un atto pubblico con cui si accerta il mancato pagamento. In questo modo si può fare affidamento su un maggior numero di debitori e, dunque, le possibilità di ottenere il pagamento possono risultare superiori.

Poiché la normativa cambiaria è comunque vasta e presenta numerose varianti e tecnicismi, si consiglia, nel caso in cui si voglia far uso delle cambiali, di contattare comunque un avvocato per maggiori dettagli.

Cosa Sono le Competenze Relazionali

Ne sono convinti da tempo i responsabili del personale più illuminati, ma anche quelli meno accorti hanno ormai acquisito un principio cardine dell’organizzazione aziendale: un buon clima in azienda e la produttività dell’impresa vanno a braccetto. Se in azienda si è instaurato un clima relazionale orientato alla collaborazione e cooperazione miste ad una sana competitività, la produttività e la qualità del lavoro non potranno che risentirne positivamente. Un sano clima aziendale è dato da variabili intrecciate tra loro.
Ci sono aspetti intrinseci, legati alle condizioni e al contenuto del proprio lavoro, percepite dal collaboratore come fonte di messa alla prova e stimolo delle proprie capacità di volta in volta riconosciute e apprezzate dai piani alti (anche in termini di aumenti di stipendio e benefits). Ma esistono anche aspetti estrinseci, nati e legati allo staff di cui si è parte, alle caratteristiche e peculiarità dei colleghi che vanno a definire un contesto in cui è stimolante lavorare.

Come evidenziato da Elton Mayo, studioso australiano considerato il fondatore della Sociologia Industriale, il lavoratore non è una macchina isolata né produce risultati che variano soltanto con il variare del lavoro, del suo stato di salute o delle buone o cattive condizioni dell’ambiente fisico. Egli è parte di un gruppo.

Il gruppo di lavoro
Ma che cosa rende un gruppo un buon gruppo di lavoro? Che cosa favorisce l’instaurarsi di relazioni positive tra colleghi e tra colleghi e direzione? In buona parte la risposta sta in come si amalgamano le diverse personalità. Ecco perché un efficace colloquio di lavoro non esaminerà soltanto le competenze tecniche del candidato, ma cercherà di coglierne la personalità, tenterà di scoprire se potrebbe essere inserito con successo all’interno di un gruppo di lavoro preesistente. A volte un candidato viene scelto proprio per questo, non perché abbia un profilo professionale più allettante di altri ma perché, a parità di competenze tecniche, viene valutato come più convincente e funzionale rispetto alle dinamiche relazionali dell’area aziendale di cui diventerà membro. Il mediatore per equilibrare un gruppo eccessivamente competitivo e individualistico, il motivatore leader per riscaldare gli animi impigriti di uno staff poco stimolato. Non esiste ruolo aziendale che non richieda il sapersi inserire in un’equipe di lavoro e portare avanti un progetto gestendo la quotidiana attività lavorativa. I selezionatori e i responsabili delle risorse umane lo sanno bene ed è per questo che le competenze sociali rientrano tra le caratteristiche dei candidati cercate e valutare con più attenzione.

Le attitudini
Qualche tempo fa il quotidiano Il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo dal titolo “In ufficio il solitario contagia anche i colleghi” in cui la giornalista Cristina Casadei riprendeva il pensiero di John Cacioppo, professore di psicologia all’Università di Chicago, secondo il quale oggi più che mai in azienda servono persone che hanno background diversi e la capacità di mettersi intorno a un tavolo a parlare. Dopo tutto, quale datore di lavoro può interessarsi a un individuo che soffre di solitudine e non sa condividere la soluzione dei problemi? Il ricercatore aveva, infatti, appena concluso una ricerca su un campione di 4000 individui che ha evidenziato la necessità, per le aziende, di non sottovalutare il problema della solitudine che sembra affliggere molti di noi in questa contemporaneità caratterizzata dalla frammentazione dei rapporti. La solitudine è sì una condizione individuale che può però, secondo Cacioppo, trasmettersi perché chi è solo tende ad avere un approccio negativo nei confronti degli altri, fatto che certo non aiuta a cementare sane relazioni interpersonali.

E ciò che vale per la solitudine può valere per altre mille variabili. Anche la scarsa motivazione e propositività, la poca voglia di condividere non solo difficoltà ma anche soluzioni, la tendenza a portare avanti solo il pezzettino del proprio lavoro senza curarsi di come questo debba integrarsi con quello dei colleghi, incide negativamente sul benessere di un gruppo di lavoro e, di conseguenza, sul clima aziendale e sulla produttività.

Aspetti caratteriali come la socievolezza e la predisposizione al rapporto con gli altri, unite ad un modo di porsi cordiale e positivo, possono essere il nostro punta di forza e contare quanto e più un buon voto di laurea o lo stage svolto in un’azienda prestigiosa.

Per il CV
Valorizzate dunque nel vostro curriculum tutto ciò che può evidenziare il fatto che possedete buone doti relazionali: siete a capo di un gruppo scout, curate i rapporti promozionali della vostra band, coordinate la redazione di un giornalino, seguite l’inserimento di nuovi volontari all’interno dell’associazione no profit di cui siete soci. Tutto ciò racconta molto di voi, di come vi rapportate agli altri, di come potete inserirvi in un gruppo di lavoro contribuendo in modo significativo al suo successo.

E per chi ha avuto meno modo di sperimentarsi in contesti aggregativi e sa di essere carente da questo punto di vista non si abbatta ma cerchi di colmare la lacuna. Osservate e prendete ad esempio chi sembra “saperci fare” più di altri nelle situazioni in cui, come gruppo, si deve giungere ad una decisione o all’adozione di un obiettivo condiviso. Leggete libri su questa tema e riflettete sugli spunti offerti. Partecipate ai laboratori formativi che spesso Università e Centri di orientamento post universitari offrono agli utenti.