Come Contabilizzare i Corrispettivi Giornalieri

Se hai aperto da poco un’attività commerciale, devi sapere che hai l’obbligo per le operazioni economiche di rilasciare regolare scontrino attestante l’avvenuto incasso che dovrai registrare nell’apposito Registro dei corrispettivi. Siccome le scritture contabili al riguardo, non sono agevoli, ti spiegherò in questa guida come mantenere la contabilità dei tuoi corrispettivi senza dover ricorrere a un consulente esperto.

Se sei un imprenditore appartenente alla categoria dei commercianti al minuto o artigiani aperti al pubblico hai l’obbligo di rilasciare ai tuoi clienti lo scontrino fiscale comprovante la realizzazione d un incasso (ricavo). Tale incasso (“corrispettivo giornaliero”) va annotato nel registro corrispettivi al lordo dell’IVA. Qui di seguito ti illustrerò, con un esempio pratico e semplice, come contabilizzare i tuoi corrispettivi giornalieri e come registrarli anche ai fini dello scorporo IVA periodico.

Supponiamo che tu, titolare di un negozio di abbigliamento e con liquidazione IVA mensile, abbia venduto il giorno 21 novembre n. 3 capi al prezzo totale di € 1.000,00. A fine giornata, dovrai annotare nel Registro l’avvenuta operazione economica; quindi dovrai redigere la seguente scrittura in partita doppia: DISP. LIQ./CASSA a VALORE PRODUZIONE/CORRISPETTIVI € 1.000,00 La CASSA va in DARE perché indica il sorgere del credito dell’azienda, infatti è un’entrata e quindi un conto di natura patrimoniale. Il valore della produzione va in AVERE perché rileva un ricavo: è dunque un conto di natura economica.

Alla fine del mese (30/11), dovrai effettuare lo scorporo dell’IVA e contabilizzare tale operazione registrandola. Ai fini dello scorporo, dovrai effettuare questa operazione matematica: € 1.000,00 / 1,20 Ovviamente, se l’IVA fosse stata del 10% invece del 20%,avresti dovuto dividere l’incasso giornaliero per 1,10. La stessa cosa vale se l’IVA da applicare fosse stata del 4%, e così via.

In ogni caso, il risultato dell’operazione di cui sopra costituisce la base imponibile (€ 3.000,00), mentre le restante € 600,00 costituiscono l’IVA mensile da versare e che dovrai registrare effettuando il giroconto in questo modo: VALORE DI PRODUZIONE/CORRISPETTIVI a IVA/IVACORRISPETTIVI € 600,00 In questa registrazione, i CORRISPETTIVI vanno in DARE perché si tratta di uno storno parziale del ricavo, mentre l’IVA CORRISPETT. va in AVERE perché sorge il debito dell’azienda verso l’Erario.

Come Avviare una Coltivazione di Piante Aromatiche

Avviare un’attività di coltivazione di piante aromatiche è una attività redditizia; le piante aromatiche si usano per tisane, infusi e profumi per la casa. Inoltre, le piante aromatiche vengono impiegate per preparare liquori e bevande alcoliche.

Le piante aromatiche hanno un grande mercato, infatti vengono richieste anche per l’industria farmaceutica e per le preparazioni omeopatiche.

Le piante aromatiche sono molto ricercate soprattutto se derivano da agricoltura biologica o comunque da agricoltura integrata. La grande richiesta è spinta anche dalle nuove tendenze culinarie e dalla ricerca di soluzioni naturali per la cura di sé stessi.

Aprire un’attività di coltivazione di piante aromatiche è un’idea vincente perché in Italia c’è una forte richiesta, visto che la produzione interna non è sufficiente a coprire il fabbisogno interno. Una grossa fette delle piante aromatiche presenti in commercio infatti, non deriva dalla produzione nazionale ma è di importazione. Ecco perché l’idea di avviare una coltivazione di questo tipo di piante officinali o aromatiche può significare alti guadagni.

La coltivazione di piante aromatiche può anche comprendere delle piante officinali; è di fondamentale importanza decidere subito quali piante coltivare. Questo perché ogni pianta ha bisogno di terreni e di cure differenti; è quindi bene cercare di trovare piante che abbiano bisogno di un habitat quanto più possibile simile. Infine, un’ottima idea imprenditoriale è quella di scegliere piante già tipiche di quel territorio; ogni area ha una vegetazione tipica che è legata all’altitudine, al tipo di clima, all’insolazione e così via. Per coltivare piante aromatiche o piante officinali non sono richieste qualifiche particolari. Le uniche limitazioni sono legate alla coltivazioni di piante particolari come ad esempio quelle piante considerate “droghe”.

Per avviare una coltivazione bisogna scegliere un terreno da affittare o da acquistare; se il terreno è abbandonato bisogna procedere con una valutazione della situazione in cui si trova il fondo e procedere con un’eventuale bonifica.

Per avviare una coltivazione di piante officinali è necessario iscriversi presso il registro delle imprese; inoltre se si pensa di trasformare i prodotti raccolti e di destinarli alla vendita sono obbligatorie altre autorizzazioni rilasciate dalla Asl. Per dedicarsi al commercio è anche necessario richiedere l’apertura di una partita Iva.

Per avviare una coltivazione è fondamentale la passione e la voglia di fare; questo tipo di attività richiede un grande impegno organizzativo e fisico; bisogna essere pronti a fare sforzi fisici, a stare per lunghe ore all’aria aperta anche durante i periodi più freddi. Di contro è vero che coltivare le piante è una grande soddisfazione. Stare all’aria aperta, osservare i risultati è piuttosto piacevole e ripaga di tutte le fatiche fatte.

Per avviare una coltivazione è meglio puntare su piante come l’origano, la menta e il timo; queste sono le specie considerate più facili da coltivare per la loro estrema adattabilità.

Per riuscire nell’intento è necessario avere una buona formazione e una buona conoscenza delle tecniche agricole. Queste si possono imparare frequentando corsi professionali oppure conseguendo un diploma presso un istituto scolastico agrario.

Queste conoscenze devono però essere supportata dall’esperienza e dalla pratica. Molti dei coltivatori di erbe aromatiche hanno imparato il loro lavoro sul campo, a diretto contatto con gente esperta.

Se non si è particolarmente ferrati è possibile optare per l’acquisto di un’attività già avviata oppure si può pensare ad una società nella quale ci sia almeno un socio esperto del settore.

Fra le spese da considerare per l’avvio di una simile attività bisogna considerare l’acquisto o l’affitto di un terreno, i macchinari, l’acquisto delle piantine, le bollette dell’energia, i costi per l’impianto di irrigazione e un eventuale stipendio per il personale dipendente.

In alcuni casi si può beneficiare di capitali regionali o di fondi dell’unione europea; questi soldi possono essere impiegati per ingrandire la coltivazione oppure per specializzarla e creare anche un piccolo laboratorio dedicato alla trasformazione del prodotto.

Inoltre, non sempre si riescono a vendere le piante aromatiche così come sono; alcuni mercati richiedono soltanto piccoli mazzetti oppure le piante in vasi di determinate dimensioni. Tutte queste informazioni sono fondamentali per orientare la produzione e per stilare un business plan adeguato.

Nel momento in cui si ordinano le piante, è importante considerare anche il tipo di mercato che si ha a disposizione; è inutile puntare su piante aromatiche rare o molto di nicchia se ci si rivolge ad una clientela dai gusti classici.

Come Diventare Wedding Planner

l wedding planner è una nuova professione sempre più richiesta, anche in Italia. Il termine, deriva dall’inglese e significa “organizzatore di matrimoni”.E’ arrivata dall’America e si è affermata presto anche in Italia. Sempre più coppie preferiscono farsi aiutare e consigliare nell’organizzazione del matrimonio da un professionista che sia in grado di rispondere a tutte le loro richieste e desideri. Inoltre, un wedding planner è in grado di dipanare qualsiasi dubbio in fatto di stile e bon ton.

Il wedding planner può occuparsi in toto delle nozze oppure può gestire solamente alcuni aspetti; questo dipende dalle esigenze degli sposi e dagli accordi intercorsi.

Le sue mansioni principali sono il disbrigo della burocrazia con la conseguente prenotazione di Comune o Chiesa per la celebrazione del rito; consigliare uno stile per il matrimonio, gestire il menù, i catering, l’allestimento dei tavoli e tutte le operazioni di addobbo per la location. Inoltre, aiuterà gli sposi a scegliere delle musiche sia per la cerimonia che per la festa e suggerirà come compilare la lista nozze.

I alcuni casi gli sposi, chiedono al wedding planner dei consigli sull’acquisto dell’abito e degli accessori. Tutti i problemi che si possono verificare durante la cerimonia o prima vengono risolti da questo professionista.

Per riuscire a svolgere il mestiere di wedding planner in maniera professionale è necessario avere molta pazienza, saper ascoltare i clienti, saper gestire lo stress e la stanchezza e avere delle ottime doti di problem solving. Bisogna essere diplomatici, gentili ed avere una buona capacità organizzativa.

E’ importante saper fornire soluzioni innovative e personalizzate che rientrino nei gusto degli sposi.

Per diventare wedding planner bisogna frequentare dei corsi specifici che forniscono le competenze di base. Esistono corsi anche on line oppure con sede nelle diverse città. Il consiglio è quello di frequentare un corso che offra serie garanzie, come insegnanti qualificati, un buon monte ore di tirocinio un titolo riconosciuto e spendibile. Le materie affrontate comprendono psicologia, marketing e contabilità. Inoltre è possibile affrontare dei corsi tematici relativi ad un unico argomento specifico.

Dopo il superamento dell’esame finale è bene iniziare a fare pratica, affiancando un wedding planner già esperto. E’ fondamentale tenersi aggiornati, conoscere le novità e avere una buona rete di fornitori e conoscenze.

Per essere pronti ad affrontare questo lavoro bisogna anche avere una buona conoscenza delle location situate nella vostra zona. E’ bene iniziare a farsi un’idea di ville, castelli e altre dimore che vengono affittate per i matrimoni. La prima ricerca si può svolgere su internet e poi si può procedere con la visita sul luogo.

Le possibilità di guadagni sono buone, perché si tratta di una professione piuttosto richiesta. Dopo il corso si può decidere se lavorare in proprio aprendo un’attività di wedding planner oppure se diventare dipendente. Se si sceglie di mettersi in proprio bisogna per prima cosa sbrigare tutte le pratiche burocratiche e rivolgersi ad un commercialista. Richiedere la partita IVA, iscriversi alla camera di commercio e scegliere un locale sono le priorità. Il locale deve essere in una zona molto frequentata oppure in un grosso centro commerciale.

Sempre meglio optare per una città piuttosto che un piccolo centro. Per farvi conoscere è indispensabile la pubblicità e una bella insegna. Rivolgetevi ad un web master che vi realizzi un sito web con tutte le vostre informazioni e le foto dei precedenti lavori. E’ necessario tenerlo sempre aggiornato, ben curato e con il vostro logo evidente. Infatti, è necessario studiare un nome e un logo che caratterizzi la vostra attività e vi renda distinguibili dagli altri concorrenti. Fatevi conoscere, frequentate le fiere dedicate agli sposi, pubblicizzatevi con volantini e cartelloni. Per i primi tempi, è molto importante lavorare anche nei matrimoni di conoscenti, perché è un modo per fare esperienza e soprattutto per farsi notare da altre coppie in procinto di sposarsi.

In genere le tariffe sono diverse secondo si tratti di una semplice consulenza oppure di un servizio completo. Il guadagno, in genere è più alto in certi mesi piuttosto che in altri soprattutto agli inizi. E’ indubbio che i periodi più in voga per sposarsi siano quelli primaverili ed estivi. L’inverno, tranne per qualche mese non è molto richiesto; bisogna attrezzarsi per proporre location alternative o nozze particolari anche nei periodi di stanca.

Come Aprire una Casa d’Asta

Le case d’asta sono delle società che si occupano di vendere oggetti all’asta. In genere, ogni casa predilige un certo tipo di prodotto ma, ogni oggetto può essere trattato. Infatti, sempre più spesso si acquistano non soltanto oggetti d’antiquariato ma anche immobili.

Le aste sono un’attività molto antica; le più antiche si tenevano per la vendita e l’acquisto degli schiavi.

Esistono svariate case d’asta che si occupano solo di alcuni settori; molte di queste hanno alle spalle una storia molto antica.

Le case d’asta vendono gli oggetti dopo averli stimati e aver deciso quando metterli all’asta. Le aste sono pubbliche e vi possono partecipare tutti. Coloro i quali sono interessati ad acquistare devono effettuare una registrazione, in maniera che possano partecipare alle contrattazioni.

Vendere nelle case d’asta è sicuro e garantisce una buona quotazione dell’oggetto venduto.

Per aprire una casa d’asta è necessario richiedere una partita IVA e comunicare al comune l’avvio dell’attività.

E’ anche obbligatorio richiedere l’iscrizione al registro delle imprese.

Inoltre, è necessario avere del personale che sia in grado di valutare e stimare i pezzi trattati. Non è raro il caso in cui, in case d’asta che si occupino di oggetti d’antiquariato, vi lavorino architetti e altro personale altamente qualificato.

Le case d’asta possono piazzare gli oggetti in differenti modi, sia on line, che telefonicamente che dal vivo. Quest’ultima opzione è quella più utilizzata e prevede la presenza reale degli ipotetici acquirenti.

Le aste su internet sono piuttosto comode e permettono di vendere con facilità qualsiasi oggetto; esistono numerosi siti dedicati solo alle aste che comprendono beni di ogni tipo. Su internet, gli acquirenti fanno delle proposte al ribasso e chi riesce ad offrire il prezzo meno caro ha il bene in oggetto.

Questo significa che secondo il tipo di casa d’asta che si intende avviare, cambiano di molto le necessità e i requisiti. Se per le case d’asta on line è necessario avere uno spazio web e farsi conoscere dal popolo della rete. Per le case d’aste tradizionali, invece è fondamentale avere una sede fissa e un luogo adeguato dove poter espletare l’asta.

Per una casa d’aste è sempre bene specializzarsi in un determinato settore, in modo da poter selezionare il personale da impiegare.

Per poter avviare una casa d’aste è fondamentale avere a disposizione un buon budget da investire per adibire i locali, arredarli e per organizzare i cataloghi e l’attività delle aste.

Le case d’aste organizzano un certo numero di aste ogni anno; prima dell’asta vera e propria il potenziale compratore ha la possibilità di visionare gli oggetti in modo da valutare precisamente ogni singolo pezzo.

Le visite permettono di capire in che stato di conservazione si trova il pezzo e quale sia la sua qualità e il suo ipotetico valore.

Se invece, non si può visitare l’esposizione direttamente, è possibile chiedere il parere degli esperti delle case d’aste.

Le case d’aste si occupano anche di preparare i cataloghi che spesso si possono reperire anche on line.

Molto importante è la figura del banditore che si occupa di fare una stima dei beni e di far innalzare le offerte degli acquirenti.

Il banditore deve aver conseguito un diploma di maturità presso un istituto d’arte o presso un altro istituto similare. In seguito deve aver perfezionato le sue conoscenze con un diploma di laurea oppure svolgendo dei tirocini formativi. In alcuni casi i banditori sono laureti in architettura. Un buon banditore, possiede grandi doti di analisi e soprattutto ha un’ottima preparazione culturale e specifica.

In una casa d’aste è fondamentale avere un’ottima tenuta della contabilità e del valore dei beni in vendita.

E’ importante che in una casa d’aste vi lavorino dei professionisti in grado di dare un’attenta valutazione dei beni; se si tratta di oggetti d0antiquariato è bene che il personale abbia una formazione precisa e che abbia una certa esperienza, maturata presso gallerie d’arte e negozi di antiquariato.

Le aste che si tengono in rete, vendono oggetti di qualsiasi tipo, invece le case d’aste con una sede fissa si occupano soprattutto di oggetti particolari, che in alcuni casi provengono da collezioni private.

Il settore dei beni immobiliari è soprattutto quello relativo alle aste fallimentari, che sono curate dai tribunali per mettere in atto dei provvedimenti di legge.

Come Aprire la Partita Iva

L’aumento delle richieste di apertura delle partita Iva è legato alla crisi e alla tendenza di cercare un’alternativa al classico posto fisso.

Sempre più persone decidono di avviare un’attività in proprio, vendendo servizi; molto in aumento anche le imprese online.

La partita Iva è obbligatoria per legge, esclusivamente per le attività commerciali che non hanno un carattere di occasionalità.

Il modo nel quale si stabilisce il tipo di attività commerciale svolta, cioè occasionale o non occasionale, è relativo al superamento dei cinquemila euro. Nel caso in cui, l’attività garantisce degli utili inferiori ai cinquemila euro la legge non prevede che venga aperta la partita Iva; invece, se il reddito è superiore ai cinquemila euro, durante l’anno solare, è obbligatorio procedere con l’apertura. Per il superamento di questa soglia si ricorre a quanto attestano le fatture emesse. Inoltre, l’aver superato questo limite deve essere un fatto non casuale; la partita Iva non è obbligatoria sin dal primo momento in cui si inizia ad avere dei guadagni superiori ai cinquemila euro.

Aprire una partita Iva, significa avere delle spese, ma è anche vero che alcuni dei costi sopportati per mandare avanti la propria attività sono deducibili. Per ciò si possa fare è indispensabile che le spese abbiano la stessa intestazione della partita Iva. Fra i costi che si possono dedurre ci sono le spese telefoniche.

Per la tenuta della contabilità è meglio richiedere l’intervento di un commercialista che si occupa della contabilità e di tutti gli adempimenti burocratici.

La partita Iva non è necessaria se l’attività intrapresa prevede che si vendano dei servizi ai privati; la ricevuto fiscale può essere sostituita da una semplice fattura, che deve contenere i dati dell’attività, compreso il codice fiscale. Per aprire una partita Iva è necessario indicare il codice della propria attività, parliamo del codice ATECO.

Per aprire una partita Iva bisogna inviare una comunicazione al registro delle imprese; questa dichiarazione viene chiamata dichiarazione unica.

Fino a poco tempo fa, per aprire la partita Iva, era necessario rivolgersi al registro delle imprese e alla camera di commercio.

Il tipo di regime fiscale scelto, influenza anche il costo della partita Iva; se si ha un reddito che non supera i trentamila euro all’anno e si ha un’impresa individuale si può optare per il regime dei minimi.

Il regime dei minimi prevede che non si debbano pagare l’IRAP, l’Iva e l’IRPEF. Al posto di questi costi, l’imprenditore deve allo Stato una tassa del 20%, considerata sugli utili. Il regime dei minimi non consente di affrontare delle spese per lavoro dipendente ed è vietato acquistare dei beni il cui costo superi i quindicimila euro.

Esiste anche un regime per le nuove attività che può essere utilizzato per non più di tre anni.

Questo regime impone il pagamento dell’IRAP e quello dell’Iva e l’imposta sostitutiva è del 10%. Questo tipo di attività non sono soggette agli studi di settore.

Per regolarizzare la situazione nei confronti dell’Inps, ci sono diverse possibilità.

Se si apre la partita Iva come professionista ma non si ha un lavoro bisogna richiedere all’Inps la gestione separata.

Se invece apri una partita Iva come impresa e si è una persona non occupata allora bisogna compilare i modelli F24, inviati dall’Inps.

La partita Iva viene spesso richiesta dai liberi professionisti, cioè da quelle persone che offrono delle prestazioni specifiche o che hanno un’iscrizione agli albi professionali.

Perché un libero professionista possa svolgere questo lavoro deve richiedere l’apertura della partita Iva; questo passaggio si fa recandosi presso l’agenzia delle entrate. Per quanto riguarda la posizione Inps, è necessario richiedere la gestione separata.

Aprire una partita Iva, significa pagare dei costi che però non riguardano la semplice procedura per avere una partita Iva.

Se il professionista non ha una cassa previdenziale si deve pagare un’aliquota del 27,72%; se invece si è in possesso della cassa previdenziali è necessario pagare quanto stabilita da essa.

La partita Iva può essere richiesta anche da un commerciante o da un artigiano; le procedure sono sempre le stesse ma, bisogna considerare che è obbligatorio richiedere l’iscrizione all’Inail. Inoltre, è previsto per legge l’obbligo di iscriversi alla camera di commercio.

Sia i commercianti che gli artigiani devono per legge iscriversi alla gestione Inps per artigiani e commercianti.