Cosa Sono le Competenze Relazionali


Ne sono convinti da tempo i responsabili del personale più illuminati, ma anche quelli meno accorti hanno ormai acquisito un principio cardine dell’organizzazione aziendale: un buon clima in azienda e la produttività dell’impresa vanno a braccetto. Se in azienda si è instaurato un clima relazionale orientato alla collaborazione e cooperazione miste ad una sana competitività, la produttività e la qualità del lavoro non potranno che risentirne positivamente. Un sano clima aziendale è dato da variabili intrecciate tra loro.
Ci sono aspetti intrinseci, legati alle condizioni e al contenuto del proprio lavoro, percepite dal collaboratore come fonte di messa alla prova e stimolo delle proprie capacità di volta in volta riconosciute e apprezzate dai piani alti (anche in termini di aumenti di stipendio e benefits). Ma esistono anche aspetti estrinseci, nati e legati allo staff di cui si è parte, alle caratteristiche e peculiarità dei colleghi che vanno a definire un contesto in cui è stimolante lavorare.

Come evidenziato da Elton Mayo, studioso australiano considerato il fondatore della Sociologia Industriale, il lavoratore non è una macchina isolata né produce risultati che variano soltanto con il variare del lavoro, del suo stato di salute o delle buone o cattive condizioni dell’ambiente fisico. Egli è parte di un gruppo.

Il gruppo di lavoro
Ma che cosa rende un gruppo un buon gruppo di lavoro? Che cosa favorisce l’instaurarsi di relazioni positive tra colleghi e tra colleghi e direzione? In buona parte la risposta sta in come si amalgamano le diverse personalità. Ecco perché un efficace colloquio di lavoro non esaminerà soltanto le competenze tecniche del candidato, ma cercherà di coglierne la personalità, tenterà di scoprire se potrebbe essere inserito con successo all’interno di un gruppo di lavoro preesistente. A volte un candidato viene scelto proprio per questo, non perché abbia un profilo professionale più allettante di altri ma perché, a parità di competenze tecniche, viene valutato come più convincente e funzionale rispetto alle dinamiche relazionali dell’area aziendale di cui diventerà membro. Il mediatore per equilibrare un gruppo eccessivamente competitivo e individualistico, il motivatore leader per riscaldare gli animi impigriti di uno staff poco stimolato. Non esiste ruolo aziendale che non richieda il sapersi inserire in un’equipe di lavoro e portare avanti un progetto gestendo la quotidiana attività lavorativa. I selezionatori e i responsabili delle risorse umane lo sanno bene ed è per questo che le competenze sociali rientrano tra le caratteristiche dei candidati cercate e valutare con più attenzione.

Le attitudini
Qualche tempo fa il quotidiano Il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo dal titolo “In ufficio il solitario contagia anche i colleghi” in cui la giornalista Cristina Casadei riprendeva il pensiero di John Cacioppo, professore di psicologia all’Università di Chicago, secondo il quale oggi più che mai in azienda servono persone che hanno background diversi e la capacità di mettersi intorno a un tavolo a parlare. Dopo tutto, quale datore di lavoro può interessarsi a un individuo che soffre di solitudine e non sa condividere la soluzione dei problemi? Il ricercatore aveva, infatti, appena concluso una ricerca su un campione di 4000 individui che ha evidenziato la necessità, per le aziende, di non sottovalutare il problema della solitudine che sembra affliggere molti di noi in questa contemporaneità caratterizzata dalla frammentazione dei rapporti. La solitudine è sì una condizione individuale che può però, secondo Cacioppo, trasmettersi perché chi è solo tende ad avere un approccio negativo nei confronti degli altri, fatto che certo non aiuta a cementare sane relazioni interpersonali.

E ciò che vale per la solitudine può valere per altre mille variabili. Anche la scarsa motivazione e propositività, la poca voglia di condividere non solo difficoltà ma anche soluzioni, la tendenza a portare avanti solo il pezzettino del proprio lavoro senza curarsi di come questo debba integrarsi con quello dei colleghi, incide negativamente sul benessere di un gruppo di lavoro e, di conseguenza, sul clima aziendale e sulla produttività.

Aspetti caratteriali come la socievolezza e la predisposizione al rapporto con gli altri, unite ad un modo di porsi cordiale e positivo, possono essere il nostro punta di forza e contare quanto e più un buon voto di laurea o lo stage svolto in un’azienda prestigiosa.

Per il CV
Valorizzate dunque nel vostro curriculum tutto ciò che può evidenziare il fatto che possedete buone doti relazionali: siete a capo di un gruppo scout, curate i rapporti promozionali della vostra band, coordinate la redazione di un giornalino, seguite l’inserimento di nuovi volontari all’interno dell’associazione no profit di cui siete soci. Tutto ciò racconta molto di voi, di come vi rapportate agli altri, di come potete inserirvi in un gruppo di lavoro contribuendo in modo significativo al suo successo.

E per chi ha avuto meno modo di sperimentarsi in contesti aggregativi e sa di essere carente da questo punto di vista non si abbatta ma cerchi di colmare la lacuna. Osservate e prendete ad esempio chi sembra “saperci fare” più di altri nelle situazioni in cui, come gruppo, si deve giungere ad una decisione o all’adozione di un obiettivo condiviso. Leggete libri su questa tema e riflettete sugli spunti offerti. Partecipate ai laboratori formativi che spesso Università e Centri di orientamento post universitari offrono agli utenti.