Come Aprire una Casa d’Asta

Le case d’asta sono delle società che si occupano di vendere oggetti all’asta. In genere, ogni casa predilige un certo tipo di prodotto ma, ogni oggetto può essere trattato. Infatti, sempre più spesso si acquistano non soltanto oggetti d’antiquariato ma anche immobili.

Le aste sono un’attività molto antica; le più antiche si tenevano per la vendita e l’acquisto degli schiavi.

Esistono svariate case d’asta che si occupano solo di alcuni settori; molte di queste hanno alle spalle una storia molto antica.

Le case d’asta vendono gli oggetti dopo averli stimati e aver deciso quando metterli all’asta. Le aste sono pubbliche e vi possono partecipare tutti. Coloro i quali sono interessati ad acquistare devono effettuare una registrazione, in maniera che possano partecipare alle contrattazioni.

Vendere nelle case d’asta è sicuro e garantisce una buona quotazione dell’oggetto venduto.

Per aprire una casa d’asta è necessario richiedere una partita IVA e comunicare al comune l’avvio dell’attività.

E’ anche obbligatorio richiedere l’iscrizione al registro delle imprese.

Inoltre, è necessario avere del personale che sia in grado di valutare e stimare i pezzi trattati. Non è raro il caso in cui, in case d’asta che si occupino di oggetti d’antiquariato, vi lavorino architetti e altro personale altamente qualificato.

Le case d’asta possono piazzare gli oggetti in differenti modi, sia on line, che telefonicamente che dal vivo. Quest’ultima opzione è quella più utilizzata e prevede la presenza reale degli ipotetici acquirenti.

Le aste su internet sono piuttosto comode e permettono di vendere con facilità qualsiasi oggetto; esistono numerosi siti dedicati solo alle aste che comprendono beni di ogni tipo. Su internet, gli acquirenti fanno delle proposte al ribasso e chi riesce ad offrire il prezzo meno caro ha il bene in oggetto.

Questo significa che secondo il tipo di casa d’asta che si intende avviare, cambiano di molto le necessità e i requisiti. Se per le case d’asta on line è necessario avere uno spazio web e farsi conoscere dal popolo della rete. Per le case d’aste tradizionali, invece è fondamentale avere una sede fissa e un luogo adeguato dove poter espletare l’asta.

Per una casa d’aste è sempre bene specializzarsi in un determinato settore, in modo da poter selezionare il personale da impiegare.

Per poter avviare una casa d’aste è fondamentale avere a disposizione un buon budget da investire per adibire i locali, arredarli e per organizzare i cataloghi e l’attività delle aste.

Le case d’aste organizzano un certo numero di aste ogni anno; prima dell’asta vera e propria il potenziale compratore ha la possibilità di visionare gli oggetti in modo da valutare precisamente ogni singolo pezzo.

Le visite permettono di capire in che stato di conservazione si trova il pezzo e quale sia la sua qualità e il suo ipotetico valore.

Se invece, non si può visitare l’esposizione direttamente, è possibile chiedere il parere degli esperti delle case d’aste.

Le case d’aste si occupano anche di preparare i cataloghi che spesso si possono reperire anche on line.

Molto importante è la figura del banditore che si occupa di fare una stima dei beni e di far innalzare le offerte degli acquirenti.

Il banditore deve aver conseguito un diploma di maturità presso un istituto d’arte o presso un altro istituto similare. In seguito deve aver perfezionato le sue conoscenze con un diploma di laurea oppure svolgendo dei tirocini formativi. In alcuni casi i banditori sono laureti in architettura. Un buon banditore, possiede grandi doti di analisi e soprattutto ha un’ottima preparazione culturale e specifica.

In una casa d’aste è fondamentale avere un’ottima tenuta della contabilità e del valore dei beni in vendita.

E’ importante che in una casa d’aste vi lavorino dei professionisti in grado di dare un’attenta valutazione dei beni; se si tratta di oggetti d0antiquariato è bene che il personale abbia una formazione precisa e che abbia una certa esperienza, maturata presso gallerie d’arte e negozi di antiquariato.

Le aste che si tengono in rete, vendono oggetti di qualsiasi tipo, invece le case d’aste con una sede fissa si occupano soprattutto di oggetti particolari, che in alcuni casi provengono da collezioni private.

Il settore dei beni immobiliari è soprattutto quello relativo alle aste fallimentari, che sono curate dai tribunali per mettere in atto dei provvedimenti di legge.

Come Aprire la Partita Iva

L’aumento delle richieste di apertura delle partita Iva è legato alla crisi e alla tendenza di cercare un’alternativa al classico posto fisso.

Sempre più persone decidono di avviare un’attività in proprio, vendendo servizi; molto in aumento anche le imprese online.

La partita Iva è obbligatoria per legge, esclusivamente per le attività commerciali che non hanno un carattere di occasionalità.

Il modo nel quale si stabilisce il tipo di attività commerciale svolta, cioè occasionale o non occasionale, è relativo al superamento dei cinquemila euro. Nel caso in cui, l’attività garantisce degli utili inferiori ai cinquemila euro la legge non prevede che venga aperta la partita Iva; invece, se il reddito è superiore ai cinquemila euro, durante l’anno solare, è obbligatorio procedere con l’apertura. Per il superamento di questa soglia si ricorre a quanto attestano le fatture emesse. Inoltre, l’aver superato questo limite deve essere un fatto non casuale; la partita Iva non è obbligatoria sin dal primo momento in cui si inizia ad avere dei guadagni superiori ai cinquemila euro.

Aprire una partita Iva, significa avere delle spese, ma è anche vero che alcuni dei costi sopportati per mandare avanti la propria attività sono deducibili. Per ciò si possa fare è indispensabile che le spese abbiano la stessa intestazione della partita Iva. Fra i costi che si possono dedurre ci sono le spese telefoniche.

Per la tenuta della contabilità è meglio richiedere l’intervento di un commercialista che si occupa della contabilità e di tutti gli adempimenti burocratici.

La partita Iva non è necessaria se l’attività intrapresa prevede che si vendano dei servizi ai privati; la ricevuto fiscale può essere sostituita da una semplice fattura, che deve contenere i dati dell’attività, compreso il codice fiscale. Per aprire una partita Iva è necessario indicare il codice della propria attività, parliamo del codice ATECO.

Per aprire una partita Iva bisogna inviare una comunicazione al registro delle imprese; questa dichiarazione viene chiamata dichiarazione unica.

Fino a poco tempo fa, per aprire la partita Iva, era necessario rivolgersi al registro delle imprese e alla camera di commercio.

Il tipo di regime fiscale scelto, influenza anche il costo della partita Iva; se si ha un reddito che non supera i trentamila euro all’anno e si ha un’impresa individuale si può optare per il regime dei minimi.

Il regime dei minimi prevede che non si debbano pagare l’IRAP, l’Iva e l’IRPEF. Al posto di questi costi, l’imprenditore deve allo Stato una tassa del 20%, considerata sugli utili. Il regime dei minimi non consente di affrontare delle spese per lavoro dipendente ed è vietato acquistare dei beni il cui costo superi i quindicimila euro.

Esiste anche un regime per le nuove attività che può essere utilizzato per non più di tre anni.

Questo regime impone il pagamento dell’IRAP e quello dell’Iva e l’imposta sostitutiva è del 10%. Questo tipo di attività non sono soggette agli studi di settore.

Per regolarizzare la situazione nei confronti dell’Inps, ci sono diverse possibilità.

Se si apre la partita Iva come professionista ma non si ha un lavoro bisogna richiedere all’Inps la gestione separata.

Se invece apri una partita Iva come impresa e si è una persona non occupata allora bisogna compilare i modelli F24, inviati dall’Inps.

La partita Iva viene spesso richiesta dai liberi professionisti, cioè da quelle persone che offrono delle prestazioni specifiche o che hanno un’iscrizione agli albi professionali.

Perché un libero professionista possa svolgere questo lavoro deve richiedere l’apertura della partita Iva; questo passaggio si fa recandosi presso l’agenzia delle entrate. Per quanto riguarda la posizione Inps, è necessario richiedere la gestione separata.

Aprire una partita Iva, significa pagare dei costi che però non riguardano la semplice procedura per avere una partita Iva.

Se il professionista non ha una cassa previdenziale si deve pagare un’aliquota del 27,72%; se invece si è in possesso della cassa previdenziali è necessario pagare quanto stabilita da essa.

La partita Iva può essere richiesta anche da un commerciante o da un artigiano; le procedure sono sempre le stesse ma, bisogna considerare che è obbligatorio richiedere l’iscrizione all’Inail. Inoltre, è previsto per legge l’obbligo di iscriversi alla camera di commercio.

Sia i commercianti che gli artigiani devono per legge iscriversi alla gestione Inps per artigiani e commercianti.

Come Diventare una Modella

Oggi giorno il sogno di tantissime ragazze è quello di diventare modella, come si fa?
Basta essere belle?
La carriera della modella è sicuramente molto in salita ed è anche alquanto difficile conoscere i segreti vincenti dell’affascinante mondo della moda.
Per diventare modella i primi passi si compiono intorno ai 14 anni ma c’è anche chi inizia prima, infatti non basta avere un fisico magnifico ma molto conta il portamento, e quanto altro
Per diventare una modella è necessario essere belli e di “classe”, avere un certo stile, camminare in un dato modo, agevolate saranno coloro che hanno fatto danza per esempio. Ma essere modella non è solo sfilare, infatti si può essere modelle delle foto oppure lavorare nel mondo del cinema o della tv ti servirà saper cantare, ballare o parlare.
Oggi come oggi oltre alla bellezza, il portamento, il saper fare, il fisico tonico serve anche la conoscenza della lingua inglese.

In genere la modella indossatrice, per capirci chi lavora nelle sfilate di moda ha una altezza non inferiore ai 170 cm mentre il linea di massima la taglia è richiesta la 40 (al massimo la 42).
La pelle deve essere curata in modo perfetto, se il viso ha qualche imperfezione però nessun problema ci penseranno i truccatori, l’importante però è la cura massima del proprio corpo, per i capelli non esiste un taglio solitamente sono i fotografi o gli agenti a consigliare alle modella/i un taglio o un colore in grado di valorizzarne il look.
Per fare la modella però serve avere un carattere disponile e tanta pazienza, ma anche e sopratutto essere puntuali, affidabili e lavorare per progetti nel senso che ogni sfilata sarà qualcosa di diverso dunque uno dei requisiti fondamentali che deve possedere l’aspirante modella è la tenacità e sopratutto la voglia di mettersi sempre in gioco.

In genere l’aspirante modella si rivolge ad una agenzia che curerà l’immagine e procurerà possibili ingaggi ma ultimamente le giovani possono sfruttare nuovi modi per diventare modelle saltando l’intermediazione di un’agenzia. Come? Sfruttando al massimo la rete e sopratutto la diffusione delle immagini online. Non di rado una giovane che vuole diventare modella si affida ad un bravo fotografo che curerà il primo book o le prime foto e, attraverso la rete si potranno mettere a disposizione le proprie foto anche perchè ci sono tantissimi siti internet che mettono a disposizione delle modelle spazi specifici per permetter loro di proporre il proprio book fotografico e le loro disponibilità e offerte lavorative.
Una soluzione interessante da potere sfruttare al massimo è anche la fanpage di facebook. Attraverso internet si potrà trovare un possibile ingaggio.

In attesa di un ruolo da modella si può iniziare a frequentare corsi di portamento, dizione, danza, e perchè no, lanciarsi nel mondo del lavoro con un ruolo di standista o hostess in fiere, convegni, presentazioni aziendali e meeting,tutti ruoli dove la bellezza conta ed aiuta moltissimo ma sopratutto ingaggi professionali che mettono in luce l’aspetto e la professionalità della giovane.

Da qualche anno poi pare siano molto in voga dei corsi idonei per diventare modelle, ma attenzione, spesso si tratta di opportunità per le aziende piuttosto che per le giovani aspiranti, sembra infatti poco opportuno pagare per partecipare a sessioni utili più che tutto per aiutare la promozione della giovane a provini cinematografici,sfilate o quanto altro.

Risulta essere importante segnalare infatti che le agenzie non dovrebbero mai chiedere denaro per presentare le giovani a qualche concorso di bellezza o altro ma dovrebbero farsi retribuire solo il book fotografico che in questo caso verrà fatto da personale di fiducia dell’agenzia.
Per diventare modella dunque conta molto la presenza fisica ma non solo, un mix di tenacia, caparbia, voglia di essere saranno sempre la carta vincente della giovane aspirante.

Trasformazione del Rapporto di Lavoro da Part Time a Tempo Pieno e Diritto di Precedenza

La trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale in rapporto a tempo pieno, essendo considerata dal legislatore vantaggiosa per il dipendente, richiede solo l’accordo tra le parti, ovvero un comportamento concludente, senza obblighi di forma o di convalida in sede amministrativa presso la Direzione Provinciale del Lavoro, oggi Direzione Territoriale del Lavoro (Min. Lav. Circ. 18 marzo 2004, n. 9, punto 6).

Il rapporto di partenza può essere rappresentato da un part time verticale o da un part time orizzontale. Per dettagli sulle differenze tra le due tipologie è possibile vedere questa guida sul part time su questo blog.

L’avvenuta trasformazione del rapporto va però comunicata, a cura del datore di lavoro, al Centro per l’impiego competente in relazione alla sede di lavoro nel termine di 5 giorni, mediante l’apposita procedura on line. (art. 4-bis, co. 5, lett. c), D.Lgs. 21 aprile 2000, n. 181, come modificato dall’art. 5, co.4, L. 4 novembre 2010, n. 183, c.d. Collegato lavoro; Min. Lav. Circ. n. 9/2004, punto 5; 24 novembre 2003, n. 37, punto 4; 7 aprile 2003, n. 12, punto 5; Min. Lav. Nota n. 440/2007).

Rifiuto del lavoratore. L’eventuale rifiuto del lavoratore di sottoscrivere l’accordo di trasformazione non costituisce  giustificato motivo di licenziamento (art. 5, co. 1, primo periodo, D.Lgs. n. 61/2000.

Diritto di precedenza verso il tempo pieno in favore del dipendente originariamente assunto a tempo parziale. In caso di assunzione di lavoratori a tempo pieno, il contratto individuale di lavoro può prevedere un diritto di precedenza in favore del dipendente assunto a tempo parziale “fin dall’inizio”, senza trasformazioni, presso “unità produttive site nello stesso ambito comunale, adibiti alle stesse mansioni o a mansioni equivalenti” rispetto a quelle con riguardo alle quali è prevista l’assunzione (art. 5, co. 2, D.Lgs. n. 61/2000, come sostituito dall’art. 46, co. 1, lett. o), D.Lgs. n. 276/2003) [3].
Sanzione per violazione del diritto di precedenza. In caso di violazione del diritto di precedenza da parte del datore di lavoro, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno in misura corrispondente alla differenza tra l’importo della retribuzione percepita e quella che avrebbe percepito nei 6 mesi successivi al passaggio dal tempo parziale al tempo pieno (art. 8, co. 3, D.Lgs. n. 61/2000).

Diritto di precedenza verso il tempo pieno in favore del lavoratore originariamente assunto a tempo pieno, che abbia poi trasformato il rapporto di lavoro in part time. Il lavoratore che abbia trasformato il rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale ha un diritto di precedenza legale nelle assunzioni a tempo pieno per l’espletamento delle stesse mansioni ovvero equivalenti a quelle oggetto del contratto di lavoro a tempo parziale (art. 12-ter, D.Lgs. n. 61/2000, introdotto dall’art. 1, co. 44, lett. e), L. 24 dicembre 2007, n. 247). In questa ipotesi :

non è necessario uno specifico atto o patto tra le parti;
non è prevista alcuna specifica sanzione, in caso di violazione del diritto di precedenza;
è però possibile che il lavoratore provi l’esistenza di un danno risarcibile per l’omesso rispetto del diritto di precedenza.
Per consentire il corretto espletamento del diritto di precedenza, il datore di lavoro dovrà attivarsi nel comunicare al lavoratore l’intenzione di procedere alla trasformazione “verso il tempo pieno” e le mansioni di assegnazione.

Relativamente a tale diritto di precedenza legale, è stata evidenziata la mancata previsione di una scadenza temporale oltre che di un limite geografico (tanto da poter essere attuato presso tutte le unità produttive dell’azienda interessata) per l’esercizio del diritto stesso.

Tutela dei Crediti di Lavoro nella Procedura Fallimentare

Nel nostro ordinamento, la sentenza dichiarativa di fallimento produce la disgregazione del complesso aziendale, che legittima il prestatore di lavoro insoddisfatto a presentare la domanda di ammissione al passivo, nelle forme e nei termini previsti dall’art. 93 della legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267, e successive modifiche ed integrazioni).

La ratio sottesa alla procedura in oggetto risiede nell’esigenza di dare attuazione alla regola del concorso dei creditori sul patrimonio del fallito (c.d. principio della parità di trattamento: art. 52, co. 1, L.F., garantito dal generale divieto di azioni esecutive e cautelari individuali, previsto dall’art. 51 della legge fallimentare.

L’accertamento del passivo costituisce la fase centrale e più delicata della procedura fallimentare, in quanto essa è diretta ad accertare quali creditori hanno diritto di partecipare alle ripartizioni dell’attivo, l’ammontare dei loro crediti e le eventuali cause di prelazione.
Con particolare riferimento ai crediti di lavoro spettanti ai lavoratori subordinati, il legislatore ha attuato una peculiare disciplina al fine di offrire ampia tutela a tale categoria di creditori attraverso il riconoscimento di specifiche cause di prelazione.
In particolare, si è previsto che i crediti relativi alle retribuzioni dovute, sotto qualsiasi forma, ai prestatori di lavoro subordinato sono assistiti da un privilegio generale sui beni mobili del datore di lavoro, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2751-bis, n. 1, cod.civ.

Tale privilegio riguarda non solo la retribuzione, ma anche tutte le indennità dovute per effetto della cessazione del rapporto di lavoro (ivi incluso il T.F.R., oltre che il credito del lavoratore per i danni conseguenti alla mancata corresponsione, da parte del datore di lavoro, dei contributi previdenziali ed assicurativi obbligatori, nonché il credito per il risarcimento del danno subito per effetto di un licenziamento nullo, annullabile o inefficace.

Il curatore fallimentare, tenuto ad accertare la sussistenza del privilegio, deve, in primo luogo, verificare l’effettività del rapporto di subordinazione, quale vincolo di dipendenza gerarchica e disciplinare del prestatore nei confronti del datore di lavoro: requisito che potrebbe difettare per alcuni soggetti, come, ad esempio, nel caso di soci o amministratori di società. E, successivamente, deve verificare la correttezza degli importi richiesti, sulla base di quanto documentato nelle buste paga, che il creditore avrà cura di produrre ed allegare al ricorso.
Il credito deve essere ammesso al lordo delle ritenute fiscali ed al netto di quelle previdenziali, spettando all’INPS la legittimazione a richiedere l’ammissione al passivo del credito previdenziale.
Il credito così determinato è soggetto a rivalutazione monetaria, da calcolare in base agli indici dei prezzi determinato dall’ISTAT e da conteggiare fino alla data in cui lo stato passivo diventa definitivamente esecutivo.

Per espressa previsione di legge (art. 54, co. 3, primo periodo, L.F.), il privilegio accordato ai crediti del prestatore di lavoro subordinato (art. 2751-bis, n. 1, cod.civ.) si estende anche agli interessi maturati nell’anno in corso alla data di dichiarazione del fallimento nonché nell’anno precedente (art. 2749 cod.civ.). Viceversa, gli interessi maturati successivamente alla dichiarazione del fallimento (c.d. interessi post fallimentari) sono collocati in privilegio nei limiti della misura legale “fino alla data del deposito del progetto di riparto nel quale il credito è soddisfatto, anche se parzialmente” (art. 54, co. 3, secondo periodo, L.F.).

Pertanto, la data finale di computo degli interessi è spostata “in avanti”, in considerazione del fatto che fra il realizzo del bene e la distribuzione del prezzo può intercorrere anche un notevole lasso temporale. In tal modo, gli interessi decorreranno fino alla data dell’effettivo pagamento.
Gli interessi e la rivalutazione monetaria che non vengano espressamente richiesti nella domanda di insinuazione al passivo non possono essere calcolati e pagati autonomamente dal fallimento in sede di riparto, né possono essere richiesti con domanda tardiva di insinuazione.
A seguito della proposizione della domanda di insinuazione del credito di lavoro, il curatore fallimentare può:

ammettere il credito nel passivo;
sollevare contestazioni in merito al credito;
proporre l’esclusione del credito.
In caso di contestazione, la controversia è decisa dal Giudice Fallimentare, organo competente a dirimere le questioni che sorgono in tale fase. Viceversa, nel caso di esclusione del credito, il lavoratore può proporre opposizione allo stato passivo da decidere nell’ambito di un giudizio a cognizione piena.
Anche i crediti da lavoro autonomo, maturati negli ultimi due anni di prestazione, godono di un privilegio generale di natura mobiliare (art. 2751-bis, n. 2, cod.civ.). Sono compresi in tale categoria i professionisti ed i prestatori d’opera, nonché tutte le attività riconducibili al tipo contrattuale delineato dall’art. 2222 cod.civ. Il curatore, appurato che il creditore rientri nella predetta categoria, è tenuto ad individuare ed applicare il limite temporale del privilegio che, per opinione pacifica, è invocabile per tutti i crediti inerenti all’ultimo biennio dell’attività professionale, ancorché anteriori al biennio precedente l’apertura della procedura concorsuale.
Una questione di notevole rilievo pratico attiene all’operatività del privilegio generale mobiliare previsto per i crediti di lavoro dall’art. 2751-bis cod.civ.
La norma di riferimento è l’art. 2777 cod.civ. che, in relazione all’ordine dei privilegi, colloca i crediti garantiti dal privilegio de quo subito dopo le “spese di giustizia” e i “crediti garantiti da pegno”. Inoltre, l’ultimo comma della citata disposizione richiama ulteriormente l’art. 2751-bis cod.civ., disponendo che i privilegi che altre leggi speciali collocano come preferiti ad ogni altro credito devono collocarsi sempre dopo le “spese di giustizia” e “i crediti di cui all’art.2751-bis cod.civ.”.
Ne consegue che il legislatore vuole garantire il diritto del prestatore alla retribuzione, laddove è in atto una procedura fallimentare, con un titolo di preferenza e prevalenza rispetto ai crediti degli altri soggetti ammessi al passivo (es. clienti e fornitori del datore di lavoro).
Ulteriore tutela per i crediti di lavoro è sancita dall’art. 2776 cod.civ., che prevede la c.d. collocazione sussidiaria sugli immobili, a norma del quale i crediti del prestatore di lavoro sono collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione sui beni mobili del datore di lavoro, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai creditori chirografari.
Con riferimento alla collocazione sussidiaria dei crediti di lavoro, va precisato che:
i crediti di lavoro vengono soddisfatti sempre dopo i creditori ipotecari e gli altri creditori titolari di privilegi immobiliari che hanno, dunque, un titolo di preferenza rispetto ai prestatori di lavoro;
nell’ordine dei privilegi, i crediti per il TFR e per l’indennità di mancato preavviso sono sempre soddisfatti con preferenza rispetto a tutti gli altri crediti di lavoro dipendente, nonché rispetto ai crediti spettanti agli Istituti previdenziali per il versamento dei contributi di previdenza e di assistenza.

Molto interessante.