Come Aprire un Burger King in Franchising

Burger King è una società quotata alla borsa di New York. Il primo Burger King nasce a Miami nel 1954, dal quel momento questa azienda ha conosciuto un’espansione incredibile, nel 1974 apre il primo Burger King in Europa ed oggi si contano oltre 12000 ristoranti in ogni parte del mondo.
Il 95% dei Burger King è in franchising e solo il 5% è di proprietà di Burger King Corporation.
In Italia il franchising Burger King é presente sul territorio con più di 60 ristoranti.
Oggi, il franchising Burger King è alla ricerca di nuovi affiliati a cui offre assistenza e supporto sia nella fase di start up che successivamente nella gestione del ristorante.

Il franchising Burger King fornisce il proprio know out aziendale e supporta l’affiliato nell scelta della giusta location, nella realizzazione del ristorante, nella gestione e nella promozione del locale e nella formazione del personale. Insomma affiliandosi al franchising Burger King non sarete mai soli!!
Se volete aprire un Burger King comunque la buona volontà non è tutto, dovrete possedere delle buone doti imprenditoriali, dovrete saper gestire il personale, avere delle solide basi economiche ed essere pronti ad offrire un ottimo servizio per i clienti.

Le fasi per l’apertura di un Burger King in franchising sono le seguenti:
Incontro conoscitivo con l’azienda, richiesta di affiliazione, training in un ristorante Burger King, periodo di formazione, realizzazione del locale e stipula del contratto e finalmente apertura del ristorante Burger King.

Di certo aprire un Burger King in franchising non è per tutte le tasche, si stima un investimento iniziale di circa 500.000/600.000 euro di cui, una parte deve essere capitale proprio dell’affiliato, mentre il restante può essere finanziato.
Il contratto di franchising Burger King ha una durata di 20 anni durante questo periodo l’affiliato versa mensilmente il 5% di royalties e il 5% per la pubblicità nazionale.

Come Collegare Postepay a PayPal

Paypal è senza alcun dubbio il principale strumento online per inviare e ricevere denaro in modo sicuro ed efficiente. Il servizio in questione ti consente di evitare rischi di furto ed è veramente facile da usare. Non devi far altro che iscriverti nel sito web ufficiale inserendo il tuo indirizzo email, la password ed il numero di cellulare. A questo punto, per togliere i limiti imposti sul tuo conto, devi collegare l’account ad una carta di credito.

Se hai deciso di collegarlo a Postepay ma non hai idea di cosa fare, leggi la mia guida su come funziona prima di combinare qualche guaio. Per scoprire come associare Postepay a PayPal devi semplicemente recarti nelle impostazioni del sito ed aggiungere una nuova carta di credito da collegare all’account. In questo modo, finalmente riuscirai a togliere ogni limite presente sul tuo conto virtuale e potrai fare ciò che ti pare e piace.

Prima di tutto, ti ricordo che Paypal accetta l’inserimento solo di carte prepagate ricaricabili dei circuiti Visa e Mastercard (tra cui rientra anche la carta Paypal che puoi richiedere online). Fortunatamente Postepay rientra in questo circuito, pertanto può essere aggiunta senza problemi al profilo. Detto questo, apri il sito di Paypal ed effettua il login inserendo il tuo indirizzo mail e la password.

Clicca su Profilo e seleziona la scheda Portafoglio dalla barra laterale a sinistra. Fai clic su Carte di credito e prepagate e premi sul link Aggiungi la mia carta per associare Postepay a PayPal. Nella pagina successiva dovrai inserire tutti i dati che hanno a che fare con la carta: nome del titolare, tipo di carta, numero della carta, data di scadenza, codice di sicurezza e data di nascita.

Quando hai terminato di riempire il modulo fai clic sul pulsante Aggiungi la carta situato in basso alla pagina. Adesso recati nella sezione Notifiche e clicca su Conferma la tua carta di credito o prepagata. Paypal ti invierà una somma e dovrai segnarti la cifra corrispondente. Una volta inserito quel codice, sarai riuscito a confermare la carta e potrai ricaricare Paypal anche con Postepay.

In caso di problemi con la propria carta è possibile vedere questa guida sul numero verde Postepay per contattare il servizio clienti.

Come Diventare un Rumorista

Una professione molto artistica e piena di interessanti sorprese è quella del rumorista: in alcuni casi, esso è un esperto nel missaggio del suono, che grazie a tecniche particolari può riprodurre alcuni rumori all’interno di film e cartoni animati, e che può occuparsi, insieme ad altri esperti tra cui il fonico ed il compositore, delle colonne sonore dei film.
In altri casi, il rumorista è anche un vero e proprio artista, che riesce, grazie all’uso della sua voce, a ricreare alcuni rumori più o meno comuni: si tratta quindi in questi caso di una professione un po’ diversa, perché se nella prima opzione il rumore viene prodotto mediante l’uso di strumenti “esterni” (come il rumore del traffico cittadino, il vento, il verso degli animali), nel secondo caso è proprio la persona a ricreare gli effetti sonori desiderati.

Per diventare rumorista – inteso quindi come un artista che può svolgere nel tempo anche un lavoro di doppiatore o di cabarettista – si possono seguire due strade: in alcuni casi, persone particolarmente dotate e con un innato talento, riescono con il tempo a perfezionare autonomamente le proprie doti e le proprie capacità, che ovviamente sono da considerarsi come “innate”.
In questo caso, può accadere che sin da bambini si abbia una passione innata per questo tipo di cose, e che nel tempo si possa sviluppare in maniera autonoma pur senza desiderare che questa passione diventi un lavoro: vi sono infatti moltissimi rumoristi cabarettisti che, pur non avendo seguito alcun corso e nessuna scuola di formazione specifica, si specializzano da soli e riescono a diventare anche molto bravi.

Risulta essere il caso soprattutto di persone che provano e riprovano, fino a trovare il proprio stile e la propria strada: sono persone solitamente molto talentuose, dotate non solo di un certo talento innato ma anche di un grande spirito di osservazione e di ascolto, e che utilizzano, ad esempio, registratori o telefonini per iniziare ad ascoltare i rumori da imitare.
In secondo luogo, esiste anche un’altra scuola di pensiero, secondo la quale per diventare veri rumoristi e quindi dei veri artisti, occorre seguire dei corsi specifici di formazione, che aiutino non solo a prepararsi per svolgere questo mestiere a contatto con il pubblico, ma che educhino anche all’ascolto ed all’osservazione.

Una di queste può essere pertanto la scuola di doppiaggio: per iscriversi alla scuola di doppiaggio e specializzarsi in questo lavoro, occorre prima di tutto informarsi sulle scuole presenti nella propria città, e sulla serietà della scuola che si sceglie. Infatti, nel mondo dello spettacolo in generale non è sempre molto facile svolgere un lavoro senza venir truffati: controllare che tutto sia un regola, che la scuola di doppiaggio sia seria e in cui gli insegnanti svolgano il proprio mestiere nella massima serietà.

Scegliere la scuola di doppiaggio giusta non è semplice ma neanche così difficile: si possono infatti utilizzare diversi escamotage, come ad esempio collegarsi su internet e controllare non solo che la scuola abbia un sito di riferimento – con la possibilità di avere quindi un feedback immediato, ma anche chiedere informazioni nei vari forum circa la scuola o le scuole che formano un rumorista o un cabarettista.

Comunque, una delle cose più interessanti di questo lavoro è che anche durante il periodo di formazione è utile nonché in molti casi una buona prerogativa quella di esercitarsi: una buona idea può essere quella di chiedere l’aiuto di amici e parenti, da sottoporre alle proprie idee ed ai propri progressi.
In ogni caso, frequentare con assiduità e serietà la scuola di doppiaggio può, nel tempo, rivelarsi molto utile ed importante, per imparare tutti i trucchi del mestiere e diventare così un bravo rumorista.

Come Risolvere Problemi con le Disdette dei Contratti

Il diritto del consumatore di recedere e disdire un servizio è tutelato dalla legge. Ciò nonostante, sempre più di frequente l’atto di disdire un servizio si presenta al consumatore come un vero e proprio percorso ad ostacoli, in cui le società fornitrici di servizi inseriscono le proprie regole e i propri cavilli burocratici. Ce ne sono di tipi. Questo accade, in particolar modo, nei servizi con rinnovo tacito ed automatico.

La mancanza di chiarezza delle regole
Quello che manca è quasi sempre una procedura standard tramite la quale l’utente consumatore possa facilmente recedere e disdire un servizio bancario, di telefonia, assicurativo ecc. In teoria, per recedere da un servizio dovrebbe essere sufficiente inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno in cui si comunica alla società erogatrice del servizio la propria volontà di non rinnovare automaticamente il contratto alla sua scadenza o di disdire il servizio immediatamente (se il contratto lo prevede). In questa comunicazione va espressa con chiarezza la volontà di recesso e i propri dati utente. Fin qui la teoria… proviamo però a vedere cosa accade quando si chiede un recesso da un servizio. Qui di seguito elenchiamo alcuni problemi in cui si incappa:

Richiesta di codici di sicurezza inviati all’inizio del servizio. Può capitare che la società erogatrice del servizio chieda come dato un codice di sicurezza inviato al momento dell’attivazione del servizio, rifiutandosi di disdire il servizio con i soli dati di riferimento del cliente. A questo si aggiunge la difficoltà di reperire tale codice di sicurezza se l’utente dovesse averlo smarrito nel corso del tempo. Dopo molta perdita di tempo e lunghe telefonate ai call center che, spesso, non possono fare molto, l’utente-consumatore può solo intraprendere due strade, cioè agire per vie legali per disdire il servizio affrontando i relativi costi o rinunciare a disdire il servizio. Questa pratica commerciale sarebbe opportuno che fosse espressamente vietata dalla legge in quanto rende a volte quasi impossibile disdire un servizio adsl, una carta revolving ecc. Sarebbe sufficiente obbligare i fornitori di servizio a richiedere per il recesso esclusivamente i dati di riferimenti presenti nelle ultime bollette o fatture inviate al cliente. Escludendo così fantomatici codici di sicurezza la cui finalità è esclusivamente quella di limitare le possibilità di disdetta del cliente.

Difficoltà a reperire l’indirizzo dell’ufficio disdette. L’indirizzo dell’ufficio per le disdette non è facilmente rintracciabile sul sito web o sui documenti della società erogatrice del servizio. Spesso l’indirizzo si trova all’interno dei contratti. In caso di cambiamenti avvenuti nel corso del tempo l’utente-consumatore ha serie difficoltà a reperire il nuovo indirizzo per le disdette. Sarebbe sufficiente imporre per legge alle società erogatrici di servizio di pubblicare le modalità di recesso con chiarezza sul proprio sito web, inserendo un link alle stesse fin dall’home page. Per risolvere il problema è possibile fare riferimento al sito Disdette.net, su cui sono presenti queste informazioni.

Servizio non disattivato dopo la comunicazione di disdetta. Anche dopo aver inviato disdetta il servizio non viene disattivato. Talvolta le aziende erogatrici del servizio non disattivano il servizio anche dopo aver ricevuto una regolare disdetta. In questi casi, si costringe l’utente ad inviare ulteriori comunicazioni. Come ad esempio inviare un’ulteriore raccomandata in cui si allega la fotocopia della ricevuta di ritorno della disdetta o recarsi presso un ufficio della società (quasi mai vicino alla residenza dell’utente) per consegnare di nuovo la documentazione di disdetta. Ulteriori ed inutili perdite di tempo e costi che il consumatore sostiene, soltanto per aver deciso di cambiare fornitore.

Se avete avuto esperienze negative per disdire o per recedere da un servizio (bancario, telefonico, assicurativo ecc) raccontateci la vostra esperienza. Nel pieno rispetto della vostra privacy proveremo a descrivere la fattispecie in questo elenco, nella speranza che la politica e le associazioni dei consumatori ne prendano spunto per migliorare l’attuale contesto normativo.

Come Scrivere una Delega

apita molto spesso di non poter essere presenti di persona per eseguire particolari pratiche, in questi casi è possibile predisporre una delega ad un altro soggetto affinché porti a termine per nostro conto alcune pratiche.
Preparare una delega è molto semplice, pochi passi per realizzare un documento che ci risolve molti fastidi burocratici.
Il documento deve contenere i dati personali del delegante, occorre inserire il nome, cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, indirizzo e comune di residenza.

Dopo avere completato questa prima parte si passa all’inserimento dei dati della persona delegata, bisogna seguire l’ordine precedente con i dati del soggetto che si recherà presso gli uffici.
Terminata la parte anagrafica, è preferibile specificare quali formalità il delegato potrà svolgere, chiarire se si tratta di ritiro documenti o presentazione, specificare i motivi della delega e gli uffici per cui la delega è valida.
Nell’ipotesi si tratti di ritirare documenti specificare delega al ritiro della documentazione.
Le deleghe devono essere personalizzate prettamente per l’ufficio presso cui il delegato si reca.
Spesso gli enti pubblici chiedono che la delega sia compilata su modelli predisposti dall’ente stesso che devono essere ritirati presso i loro uffici.
In altre occasioni il modello di delega può essere scaricato dal sito dell’ente dove dobbiamo presentare una richiesta, è il caso del PRA (Pubblico Registro Automobilistico). In alternativa è possibile scaricare questo fac simile delega dal sito Modellodelega.com e modificarlo in base alle proprie esigenze.

Nella parte finale è consuetudine nominare i documenti che si allegano alla delega, dettagliarli in maniera chiara.
Per evitare spiacevoli inconvenienti al momento della presentazione, è meglio allegare una copia de documento di riconoscimento del delegante e il codice fiscale.
La copia del documento di riconoscimento è essenziale per accertare la veridicità della firma del delegante.
Nella maggioranza dei casi non occorre che la firma apposta sulla delega sia autenticata da un pubblico ufficiale.

A causa del mio lavoro mi è capitato in varie occasioni di delegare una persona di fiducia, seguendo queste linee guida non ho mai trovato problemi di ritornare per documentazione non idonea.
Predisporre una delega ha aspetti molto vantaggiosi per chi non è di grado di recarsi presso pubblici uffici per il disbrigo di pratiche, in questo modo non si perdono giornate di lavoro.
La realizzazione di questo documento non ha alcun costo salvo alcune rare eccezioni che prevedono l’apposizione dl bollo da 14,62 euro, altrimenti può essere scritto in carta semplice.

Realizzare una delega è semplice perché occorre riportare solo dati personali del soggetto delegante e del delegato.
Non si può delegare allo svolgimento della pratica una persona di età inferiore ai diciotto anni.
Non è possibile predisporre una delega ad altro soggetto per prelevamenti su conto corrente se non previsto in fase di apertura.
La delega solleva da ogni responsabilità l’addetto allo sportello che consegna la documentazione.
Non esiste un modello di delega universale che sia utilizzabile per qualsiasi tipo di operazione, anche se i dati da inserire sono sempre i soliti.
Il documento di riconoscimento che si allega deve essere in corso di validità altrimenti la delega è nulla.